Cosa c’è dietro ai nostri cellulari ?

Le classi 3^A e 3^B della SSPG di Albiano ed il progetto “COLTAN INSANGUINATO”

Gli alunni delle medie di Albiano hanno partecipato a questa iniziativa grazie all’incontro con l’Associazione ACCRI e alla testimonianza di John Mpaliza, un ingegnere originario del Congo.

 Il progetto si è sviluppato essenzialmente durante le ore di geografia in quanto riguarda un argomento di questa materia, trattato anche in classe. Durante il primo incontro Sara Zordan, una referente dell’ACCRI, ha presentato questa associazione soffermandosi sugli obiettivi che intende realizzare e in che modo è possibile raggiungerli.

L’ACCRI è l’associazione di cooperazione cristiana internazionale per una cultura di solidarietà tra i popoli. Tra gli obiettivi vi è il superamento delle situazioni che portano povertà nel mondo, mettendo al primo posto la persona, i suoi diritti, necessità per un futuro di giustizia e rispetto. Essa cerca di perseguire questi scopi attraverso interventi, progetti, informazione ed educazione della gente, sensibilizzando soprattutto i giovani, gli studenti, come ad esempio gli alunni della 3^A e 3^B di Albiano.

Per l’occasione i ragazzi hanno poi raggiunto un’aula della scuola dove era stata allestita una mostra fotografica inerente al problema del coltan.

Il coltan è una sabbia nera composta da colombite e tantalite, estratta maggiormente nella Repubblica Democratica del Congo.

Dal coltan si ottiene il tantalio, un metallo usato per ottimizzare il consumo della corrente elettrica dei chip all’interno dei telefonini o nei computer portatili.

La mostra metteva in risalto il duro lavoro degli operai congolesi, spesso bambini sottopagati, sfruttati, obbligati a vivere in pessime condizioni, senza istruzioni e diritti. Il lavoro nelle miniere sotterranee è molto pericoloso, inoltre il contatto con il coltan può causare malattie gravi o addirittura essere mortale. Divisi in gruppi gli studenti hanno osservato le immagini a loro riservate e letto le rispettive didascalie per poi creare un cartellone riassuntivo su quanto letto e per esporlo alla classe.

Nel secondo incontro le classi hanno conosciuto il congolese John Mpaliza che ha portato la sua esperienza di vita. Lui è arrivato in Italia nel 1992 e quattro anni dopo ha avuto inizio la guerra chiamata “Olocauso Africano”. Infatti le miniere hanno attirato bande armate ribelli dagli stati vicini, che mirano al controllo dell’estrazione del minerale e alimentano una guerra civile ormai troppo lunga. John è diventato così attivista per la pace, ormai da più di vent’anni: attraverso manifestazioni in tutta Italia e in Europa cerca di sensibilizzare la gente sulla vita disumana e sulle morti nascoste dietro alla tecnologia. Proprio come il progetto al quale ha aderito la scuola di Albiano, che si chiama “L’altra faccia della tecnologia: il dramma del coltan”.

Nel suo racconto, particolarmente toccante è stato il fatto che, tornato in Congo anni fa per fare visita alla mamma, quest’ultima, parlando della figlia morta, ha esternato che fosse preferibile la morte alle violenze a cui è sottoposta la popolazione femminile in Congo.

Le nostre opinioni

“Questo progetto ci ha reso consapevoli della gravità della situazione in cui vivono gli abitanti del Congo, ma soprattutto di quanto sia importante conoscere le varie realtà, senza farci abbagliare dalla tecnologia che, come abbiamo visto, dietro di sé può nascondere lati oscuri.”

“Il coltan è un minerale che si trova nei nostri smartphone e computer, ma purtroppo è anche la causa di guerre e violenze in alcuni paesi. Mi fa riflettere sul fatto che le nostre scelte di consumo possono avere conseguenze negative su persone e ambienti lontani. È importante essere consapevoli di questo!”

“Mi ha colpito molto il fatto che in RDC il coltan costi solo 0,20 centesimi al kg, invece in Europa viene venduto a prezzi altissimi”

“Ora quando tengo in mano il cellulare mi viene da pensare alle persone che rischiano la vita ogni giorno per creare i telefoni”

“Ho imparato che l’istruzione è un bene prezioso e a riciclare o riutilizzare cose che magari avrei buttato”