Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento fondamentale per ricordare che la violenza di genere è una violazione dei diritti umani e un’emergenza globale.
Una tragedia globale: i numeri nel mondo
Secondo un rapporto congiunto di ONU Donne e UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine), nel 2023 sono state uccise intenzionalmente circa 85.000 donne e ragazze in tutto il mondo. Di questi omicidi, circa il 60% (cioè ~51.000) sono stati commessi da partner intimi o membri della famiglia. Questo equivale a una media di una donna uccisa ogni 10 minuti per mano di un coniuge, ex o familiare. Secondo il rapporto, la casa è “il luogo più pericoloso”: molte di queste vittime sono state uccise in ambito domestico.
Anche in Italia la violenza contro le donne rimane una piaga profonda, come confermano i dati più recenti dell’Istat (2025). Circa 6,4 milioni di donne italiane tra i 16 e i 75 anni (31,9%) dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nella vita. Nel primo trimestre del 2025, il numero di chiamate valide al numero pubblico antiviolenza 1522 è stato di 14.011, secondo l’Istat.
Perché è importante non “spegnere i riflettori”
I numeri dimostrano che la violenza contro le donne non è un fenomeno isolato né marginale, ma strutturale e pervasive. Ci sono alcuni aspetti chiave su cui riflettere:
- La “casa” come luogo di pericolo: nelle statistiche globali, la maggior parte degli omicidi avviene in contesti familiari o affettivi. Serve rafforzare la protezione dentro le mura domestiche, con misure preventive più incisive.
- Sottodenuncia: molte vittime non denunciano. Le ragioni sono complesse: paura, vergogna, dipendenza economica o emotiva, mancanza di fiducia nelle istituzioni. I numeri del 1522 mostrano che il servizio è usato, ma non sempre conduce alla denuncia o a un percorso legale.
- La violenza non è solo omicidio: la maggior parte delle donne che subiscono violenza non arrivano all’omicidio, ma vivono abusi di vario tipo (fisici, sessuali, psicologici) per anni, se non decenni.
- Ruolo delle politiche pubbliche: per contrastare davvero questo fenomeno servono strategie integrate — leggi più efficaci, centri antiviolenza ben finanziati, percorsi di sostegno psicologico, sensibilizzazione culturale.
- Importanza della raccolta dati: molti Paesi mancano di statistiche affidabili su femminicidi e violenza di genere. Migliorare la raccolta dati è fondamentale per indirizzare risorse e misure di prevenzione.
La svolta legislativa: il “consenso libero e attuale”
Un elemento di grande rilevanza nella riflessione sulla violenza di genere riguarda la recente modifica al codice penale italiano, che introduce il concetto di “consenso libero e attuale” nei reati di violenza sessuale.
Con l’emendamento bipartisan approvato alla Camera dei Deputati il 19 novembre 2025 , si riscrive integralmente l’articolo 609-bis del Codice penale. Il nuovo testo stabilisce che “chiunque compie … atti sessuali … senza il consenso libero e attuale” è punito con la reclusione da 6 a 12 anni. Il testo prevede anche la nozione di “particolare vulnerabilità”: si amplia così la fattispecie del reato includendo situazioni non solo di inferiorità fisica o psichica, ma anche di contesti (sociali, familiari) che rendono la persona più vulnerabile a subire coercizione o inganno.
Questa riforma rappresenta una svolta storica: non sarà più necessario provare una violenza fisica o minaccia esplicita per configurare il reato di violenza sessuale. Secondo molti commentatori, l’attenzione si sposta dall’atto della vittima (anche la sua capacità di reagire) al comportamento dell’autore dell’abuso. Si tratta anche di una rivoluzione culturale, perché la legge statuisce che “se non c’è un sì chiaro, tutto il resto è no”: il silenzio, la rassegnazione o l’impossibilità di reagire non possono più essere interpretati come consenso tacito: “il silenzio non è consenso”.

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